Lucia
Ronchetti

Texts
2010
Studio di un labirinto acustico

LE MUSIKFÄSSLI DEI PRIMI DISEGNI a matita realizzati da Adolf Wölfli nell’ospedale psichiatrico della Waldau nel 1904 rappresentano, secondo la descrizione stessa dell’autore, delle "botticelle piene di musica", cornici scultoree e reiterative che imprigionano dei pentagrammi sorprendentemente vuoti, con una morbida curva sui due lati e due linee dritte per delineare il sopra e il sotto. Il pentagramma vuoto esposto come un pieno, densità incorniciata e assenza metonimica, teatralità del negativo: un potenziale avvenimento sonoro che non ha potuto essere trascritto, sfuggendo alla stasi visiva. Nel 2004-2005 Georges Aperghis raccoglie la sfida e realizza un monumento musicale di un’ora per sei voci soliste e coro, la Wölfli-Kantata, che tenta di fissare in partitura l’indicibile, l’inenumerabile, l’ineseguibile, ricercando la finitezza della densità grafica wölfliana e la sua labirintica linearità, sfidando le leggi temporali esecutive e percettive nel nome e nella poetica di Aldolf Wölfli. I titoli delle cinque parti che formano la Kantata sono tratti da lavori grafici o letterari di Wölfli e delineano la personale lettura di Aperghis, il suo passaggio nella marea delle ventimila pagine e tremila illustrazioni lasciate da Wölfli alla Waldau negli ultimi trent’anni della sua vita.
Da Petrrohl, un disegno a matita del 1904 nel quale i personaggi wölfliani si presentano in pose statiche e campiture di attesa, inquadrati nell’evento non ancora accaduto, il percorso ideato da Aperghis segue l’intensificarsi inarrestabile degli eventi descritti da Wölfli nell’autobiografia fantastica raccolta in Von der Wiege bis zum Graab e nei Geographischen und allgebrähischen Heften, realizzati dal 1908 al 1916. Il compositore analizza l’alfabeto poetico e la topografia spaziale di un linguaggio pittorico che non conosce la pausa, il respiro, caleidoscopicamente ordinato nell’apparente caos dell’ornamentazione simbolica e si sofferma sulle uniche forme di stasi wölfliana: fittissime enumerazioni di città, fiumi, animali, numeri, castelli, ponti, cantine segrete e ripostigli sotterranei. Aperghis realizza nella sua partitura un reticolo contrappuntistico di linee monocromatiche che si intersecano senza respiro, sulla base di un tactus velocissimo, realizzando una possibile surreale coincidenza tra effetto sonoro e globalità segnica. L’unità temporale è suddivisa al limite della realizzabilità vocale, figure minime che la voce può appena articolare, e restituisce all’ascoltatore l’immagine acustica di una pagina quasi nera per densità di eventi concomitanti. Le sei voci soliste di Petrrohl disegnano melodie monocromatiche che si muovono sinuose intorno agli stessi cardini frequenziali, frammentate come una successione di brevi esplosioni vocali che generano nell’insieme una successione di cluster sonori brevi e pulsanti, così come pulsante è il reticolo denso e sovraesposto dei grafici wölfliani. Lo speciale melange testuale wölfliano, che liberamente mescola espressioni tedesche e dialettali, creando reiterazioni e variazioni incessanti di agglomerati sonori basati su particolari fonematici del dialetto bernese, sono traslitterati da Aperghis con la perizia strabiliante del chirurgo acustico in un contrappunto organizzato, a livello ritmico e melodico, per sottolineare ed enfatizzare le fantastiche conglomerazioni sillabiche coniate dall’originalissimo affabulatore. Come nell'ordito pittorico, così nella densa trama musicale si aprono improvvisi e inattesi eventi, definiti per assenza, sottrazioni "disegnate" di materiale, figure scolpite per differenza che delineano campiture differenziate e virtualmente rallentate. Si ha l’impressione di non poter scendere dal treno velocissimo del tactus ritmico, ma nello stesso tempo il paesaggio ammirato dal finestrino si dilata al punto da creare un virtuale rallentando dell’articolazione che diviene melodia spiegata.
è il caso del Die Stellung der Zahlen (l’indice dei numeri) da Einer, Zehner, Hundetter a Zorn (collera) il numero dell’incommensurabile, della distruzione stessa del mezzo matematico, l’Allgrebrah wölfliana, che Aperghis trascrive in 461 battute per coro a 36 parti reali, sfidando le leggi del reciproco controllo dell’intonazione e della possibile indipendenza di ogni voce all’interno di una compagine sonora coesa e trattenuta dall’organizzazione ritmica e dinamica. La tensione spettacolare della rottura della gabbia omoritmica secondo un gioco continuo di anticipazioni e ritardi e la suddivisione degli interventi dei diversi gruppi vocali in sovrapposizioni tra parlato e cantato, è espressione del crescendo di tensione che sembra necessario al Wölfli enumeratore.
La campitura musicale rimane a spettro complesso, in continua oscillazione attraverso microvarianti ritmiche e armoniche, secondo un’idea di teatralizzazione della temporalità basata sul virtuosismo estremo della scrittura, sulla tensione del limite dell’eseguibilità, sulla evidenza dello sforzo esecutivo che lascia i cantanti senza respiro, pietrificati e coinvolti in un happening inedito ed inaudito: una sfida raccolta con passione dagli straordinari dedicatari del lavoro, l’ensemble vocale Neue Vocalsolisten, e dal coro della SWR di Stuttgart alla prima esecuzione assoluta del 22 luglio 2006 a Stuttgart.
La basilare sincronia agogica dell’intera Kantata è riaffermata in Vittriol, per sei voci soliste, dove la sovrapposizione di ambito e coincidenza di elaborazione tra le varie voci evidenzia lo iato timbrico e il dialogo episodico. L’interrelazione delle sei voci è l’oggetto di una serie di traiettorie di coincidenza e diffrazione connesse alla drammaturgia wölfliana. Un ricamo sul tempo, sul tactus invariato, che porta l’ascoltatore a un continuum di frammenti esperiti e riproposti, microvariazioni percepite nell’ambito di un veloce possibile che si cancella e si ripropone in permanenza offrendo l’esperienza concreta e diretta dell’ascolto musicale quale ars moriendi (secondo il dettato di Adam de Fulda), musica destinata al silenzio, precipitata nel silenzio, ma in continua e ribelle ri-presa. Un silenzio che si colora dell’improvvisa presenza della voce sola del controtenore solista, nel delicatissimo incipit del finale, Von der Wiege bis zum Graab, per sei voci soliste e orchestra. La melodia è realizzata per tratti minimi, contingenti, frammentazione di una virtuale diminuzione, elaborazione contrappuntistica per aggiunta di particolari, lentamente diretta verso l’escursione dell’ambito acuto della voce. Un lamento estremo e purissimo del Wölfli bambino, Doufi, nell’autobiografia immaginaria, che diviene infine St-Adolf, re del Dominio Signorile di Saint-Emmeramm.
In questo finale è disegnata una spettacolare esplorazione delle sorgenti sonore a disposizione del compositore, secondo la quale tutte le realtà emittenti vengono captate e diffuse in una ricollocazione centrale e univoca, sottolineata dalla subitanea apparizione della voce purissima del controtenore, Daniel Gloger nella prima esecuzione, trattata quale voce bianca. La teatralità del gesto musicale di Aperghis è nella smaterializzazione timbrica inattesa di stanze apparenti, la frantumazione improvvisa del gigantesco corpo sonoro vocale a favore della nascita di questo breve e caduco fiore melodico, precipuamente wölfliano, che rende l’assolo un occultamento delle altre sorgenti, una sottrazione per localizzazione, una silenziosa uscita dal roboante e prezioso labirinto fonico.
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