Lucia
Ronchetti

Texts
03-04-2007
La voce spezzata dei naufraghi d’Occidente
«Tutto il mio lavoro compositivo è rivolto al genere teatrale. La grande macchina del teatro apre nuovi orizzonti visivi ma la teatralità della musica deve essere già insita nel linguaggio che il compositore crea per ogni specifico progetto.»

Un gruppo di 14 europei trascorrono una vacanza sulla spiaggia di un'isola sperduta prima di subire la metamorfosi prima in naufraghi apolidi e poi in intellettuali che un impossibile dibattito sulla migrazione porterà alla catastrofe.

È lo spunto di Der Sonne entgegen (Verso il sole), la nuova opera da camera scritta della compositrice Lucia Ronchetti su un testo della giovane drammaturga Steffi Hensel. Michael von zur Mühlen curerà la regia, mentre la direzione delle voci a Daniel Gloger, controtenore dei Neue Vocalsolisten Stuttgart, un ensemble che vanta una relativamente lunga con collaborazione con Ronchetti ("In cinque anni ho realizzato cinque progetti con loro, e ho in programma due nuovi progetti quest’anno, fra cui Le voyage d’Urien e Hamlet’s Mill. Daniel Gloger è uno straordinario concertatore, oltre che raffinato e virtuoso interprete: è impressionante la sua abilità nell’istruire e dirigere i 14 performers.").

L'opera affronta il tema di grande attualità della globalizzazione e si propone come una riflessione su migrazione e identità dal punto di vista di un gruppo di cittadini del primo mondo. Una riflessione in qualche modo politica sul senso della frontiera, simbolo di ingiustizia e disuguaglianza in una civiltà solo in apparenza illuminata.

«Quest’opera è sicuramente in continuità con il mio discorso musicale ma contiene un elemento di novità nel suo messaggio politico. Se dovessi citare un riferimento ideale potrebbe essere il Nono di Intolleranza 1960, rispetto alla capacità di parlare nella dimensione teatrale. Formalmente, però, il mio linguaggio musicale è profondamente diverso.» A proposito del trattamento delle voci, Ronchetti parla di "partiturizzazione del parlato "e chiarisce che «nella mia partitura si ritrovano tutte le possibili sfumature del parlato. Il mio sforzo è stato cercare nel canto modi espressivi che lo rendano più vicino al testo parlato. Data la natura politica del soggetto, ci servivano voci naturali, concrete, realistiche, che potessero passare dal parlato al cantato in maniera impercettibile e graduale, per rendere il testo comprensibile per il pubblico ma anche permettere che l’ordito vocale di 14 voci fosse sempre differenziato e quindi “decodificale”.»

Una scelta questa che ha portato a selezionare i 14 interpreti vocali, non soltanto per la tecnica vocale, ma soprattutto per le doti interpretative. Saranno parte attiva dello spettacolo anche gli strumentisti del gruppo musikFabrik. «Melvyn Poore, il bassotubista di musikFabrik sarà la voce dell’Iceberg e la voce metamorfica ed onomatopeica della Pattinatrice sul ghiaccio. In generale, tutti gli strumentisti partecipano all’azione producendo non solo il suono dei loro strumenti ma anche suoni concreti. Tutti i performers avranno diversi microfoni per amplificare e trattare elettronicamente le loro voci, ma anche per cogliere i suoni concreti che generano con i diversi oggetti scenici. I cantanti oltre che attori, sono chiamati ad essere giocolieri, quasi acrobati.»
Una partitura concretamente teatrale, quindi, con una visione drammaturgica definita, come conferma il regista von zur Mühlen: «Lucia dà molte indicazioni sulla messa in scena in partitura, come è giusto che sia per un compositore. Nelle discussioni che abbiamo avuto sul lavoro, comunque, molte delle mie idee sono state accettate. Molte parti del lavoro sono definite in dettaglio già nella partitura, come dei singoli pezzi di un puzzle. Il mio lavoro di regista è mettere insieme coerentemente i pezzi di questo puzzle. Lo spettacolo sarà comunque davvero il risultato di uno sforzo collettivo.»
Per quanto riguarda la sua concezione registica, von zur Mühlen spiega: «quello che mi interessa è come gli europei parlano dei migranti che non hanno voce. Non sono interessato ad una messa in scena naïve o a un teatro illusionistico. Il pubblico deve vedere in ogni momento che si tratta di teatro. Come nella partitura di Lucia, gli interpreti muovono sabbia, pietre, costruiscono lo spazio. Cerco non tanto di avere stage workers, ma musicisti che creano lo spazio.»
Dopo Last Desire creato a Stoccarda nel 2004, questa è la seconda collaborazione fra Michael von zur Mühlen e Lucia Ronchetti, la cui produzione per il teatro non appare ricchissima. Ronchetti tuttavia obietta: «Solo apparentemente nella mia produzione c’é una scarsa presenza del teatro. Si può dire che tutto il mio lavoro compositivo sia rivolto al genere teatrale. La maggior parte dei pezzi vocali che ho scritto sono lavori di teatro musicale da eseguirsi in concerto. Una drammaturgia che non preveda scene, costumi, luci, impone al compositore un lavoro molto più sottile per creare l’evento teatrale. La grande macchina del teatro apre nuovi orizzonti visivi ma la teatralità della musica deve essere già insita nel linguaggio che il compositore crea per ogni specifico progetto.»
Selezionato nel febbraio 2006 fra 40 altri progetti internazionali dalla giuria formata da Heiner Göbbels, Paul Esterhazy e Amélie Niermeyer per il Fonds Experimentelles Musiktheater del Segretariato Culturale dello stato federale del Nord Reno-Westfalia [Nord Rhein-Westphalia Kultursekretariat], Der Sonne entgegen debutterà al Musiktheater im Revier di Gelsenkirchen, che coproduce lo spettacolo, il prossimo 12 maggio (con repliche il 19 e 20 maggio). Grazie inoltre ad un premio dell'Hauptstadtkulturfonds della capitale tedesca, lo spettacolo sarà ripreso in ottobre al Radialsystem di Berlino.

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