Lucia
Ronchetti

Texts
2013
Interview with Giorgia Lazzaretto (IT)
Come è nata la Sua collaborazione con Christian Dierstein?
La direttrice artistica del Festival d'Automne à Paris, Josephine Marcovits, ha letto il mio progetto e mi ha commissionato il lavoro, suggerendomi di lavorare con Christian Diesrtein, immaginandolo l'esecutore ideale. Christian è un percussionista illuminato che sa decodificare partiture complesse ed estreme e allo stesso tempo conserva lo spirito del pioniere e del ricercatore di suoni inediti. Abbiamo provato a concepisce l'ensemble di percussioni come un insieme di oggetti animati, portatori di una storia individuale e suscettibili di metamorfosi, per identificare il percussionista con il Giocatore, l'esecutore con il personaggio, e Christian si è rivelato quale performer ideale per questo progetto.

Ha composto un’opera per percussioni come “Helicopers and Butterflies” avendo già chiaro in mente chi sarebbe stato l’esecutore, o Dierstein è stato una scelta “naturale” conseguente alla scrittura del brano?
Ho composto la partitura dopo aver preliminarmente lavorato con Diestein e discusso con lui differenti soluzioni e l'organizzazione del set che lui avrebbe potuto realizzare. Dopo la stesura di una prima versione della partitura, abbiamo continuato a rivedere, aggiustare e sperimentare varianti possibili e a concepire sviluppi del progetto in termini di teatro musicale. E' quindi un processo di collaborazione molto radicale e totale che è ancora in atto e fa di ogni performance una sorta di "stazione" che genera riflessione e nuove sfide.

“Helicopters and Butterflies” è basata sul romanzo di Dostoevskij “Il Giocatore“: qual è il suo legame personale con questo testo e quali sono gli aspetti del romanzo che ha voluto far emergere attraverso la Sua composizione?
Del "Giocatore" mi interessa soprattutto il fluire ritmico e agogico interno al romanzo, il complesso accelerando di eventi che tendono ineluttabilmente verso una tragica fine, sostenuti dalla suspance del gioco d'azzardo, con la roulette identificata come simbolo e motore incessante del racconto. Dostoevski ha dettato il romanzo in due mesi ad Anna Grigorievna Snitkina, per poterlo consegnare nel più breve tempo possibile e far fronte ai propri debiti di gioco. In questo senso la scrittura stessa del romanzo è una forma di happening che rispecchia fatalmente circolarità e spiralità delle vicende dell'autore, ma caricato da un sentimento di disillusione, dato dalla forza dell'expérience vécue. Mi interessava creare un drammaturgia che sostenesse l'idea acustica di una generazione sonora che evolvesse dal basso verso l’alto, dal pavimento sonoro che il solista percuote con scarpe da tip-tap alla roulette sospesa nel piano superiore del set. Il vortice sonoro si ripete con tempi e strutture ritmiche diverse ma sempre all’interno di una ipotetica tromba d’aria sonora che il percussionista esplora in verticale, con violenza e delicatezze estreme, come il titolo vuole suggerire.

“Helicopters & Butterflies” è un’opera che si muove su più dimensioni: il suono, lo spazio, la narrazione... La scenografia è allo stesso tempo strumento, lo spazio cassa di risonanza, il suono a sua volta definisce lo spazio scenico e l’interazione fra questi elementi dà corpo alla narrazione, diviene drammaturgia. Come opera il Suo processo creativo per ottenere un amalgama così complesso?
Dal principio ho deciso che il percussionista-giocatore dovesse creare da solo il proprio habitat, costruendo il set attraverso la disposizione degli oggetti necessari a rappresentare la stanza d’albergo dove il protagonista è ridotto a vivere, circondato dalla accumulazione delle vestigia del passato e dalle tracce lasciate dalla passione per il gioco. Ogni oggetto è prima di tutto un elemento della sua vita quotidiana ed in secondo luogo uno strumento che genera suono, rumore. Il protagonista è sempre in bilico tra l'essere un percussionista e il Giocatore, così che alcune delle sequenze ritmiche sono generate dalle sue realistiche scene di disperazione in cui distrugge la sua stanza o cerca affannosamente degli oggetti o corre a giocare al piano superiore, l'esterno del set, dove sempre lo attende la roulette, con esaltanti e distruttive sorprese. Il carattere si esprime però sempre partendo dalla competenza tecnico-percussiva, come un percussionista che stia vivendo l'esperienza del Giocatore. Per esempio, il suo tentativo di suicidio è realizzato attraverso la percussione ossessiva di una Japanese temple bell che pone sopra la sua testa e percuote fino allo svenimento; la sua eccitazione per la vincita è realizzata da una sequenza di tip-tap con il bastone da passeggio che cita una famosa sequenza di Fred Astaire da Puttin' On the Ritz.

La sua composizione è anche un racconto corale, in cui interagiscono più voci. Lei ha già lavorato più volte sulla voce e la coralità, imponendole spesso ruoli di estrema intensità drammatica. Qual è stata la peculiare sfida di affidare la narrazione alla “voce” e al “coro” delle percussioni?
In questo caso volevo piuttosto ricreare la sensazione di soffocamento derivata, nel romanzo, dalla intensità e rapidità degli avvenimenti e dalla stretta interazione dei diversi membri della famiglia russa, tutti riuniti nelle stanze dell'albergo termale. Questa indistricabile densità di presenze è trasposta nel set, concepito come un piccolo spazio chiuso, straripante di oggetti, oggetti che rimandano a diverse persone, come still-life acustiche, che il percussionista-giocatore stimola ed attiva. E' come se la sua mente non potesse mai smettere di ripensare alla tragica sequenza di errori e sconfitte che hanno portato la famiglia alla rovina e lui alla solitudine.

A quasi un anno dalla prima di Parigi, l’esecuzione a Transart13 è la prima italiana di “Helicopters and Butterflies”: un forte segno di fiducia nei confronti di questo festival. A cosa si deve questa scelta?
Da anni seguo la programmazione di Transart e sono una fan di Peter Kainrath. Ammiro enormemente la ricchezza e la diversità dei suoi programmi e la rivelazione di un pensiero estetico attraverso la messa in atto delle "differenze" performative. Il messaggio del festival sembra lasciato alla libera sintesi dello spettatore che si trova di fronte ad una sofisticata ed intensa rete di proposte. Per questo il festival è molto amato dai compositori e soprattutto da quelli che operano nel teatro musicale. Per me è un grande onore poter presentare la prima italiana di Helicopters and Butterflies a Transart e verificare l'effetto della sua realizzazione in un contesto così speciale e così elevato (in tutti i sensi:-).
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